(questo racconto ne continua uno iniziato altrove, ci piace così)
L’aeronave era a malapena visibile sopra di lui, nonostante fosse una notte di luna la sagoma era un alone scuro nel cielo, si era calato per una trentina di metri, ad appena due sotto i suoi piedi era ora visibile lo scafo della strana nave che avevano avvistato un’ora prima.
Non c’era vento e la bassa quota aveva permesso un avvicinamento relativamente sicuro, questo non rassicurava Follon, nonostante fosse imbardato per quel tipo di operazioni stava maledicendo l’idea di essersi offerto per quella esplorazione.
Si era calato lentamente lungo il cavo che collegava le due navi, ed ora poteva vedere il punto in cui si era conficcato l’arpione, sembrava convincente, non si vedeva la punta.
Ora che poteva osservare il vascello si rese conto di quanto quel colpo di arpione fosse stato fortunato, ai lati della sommità, dove si era conficcato, si potevano distinguere due grosse polmoni simili a quelli di una rana, erano probabilmente saturi di elio.
Se l’arpione si fosse conficcato solo un metro più in là le avrebbe probabilmente forate, rischiando di affondare l’aeronave.
Toccò con una certa inquietudine la sommità del velivolo, e cominciò a muoversi con estrema cautela, nonostante avesse un ulteriore cavo di sicurezza fissato all’arpione non era il caso di inventarsi nulla. Non sembravano esserci aperture sulla sommità, comincio a girare lungo il bordo per capire su quale lato vi fosse l’accesso.
La nave era piuttosto insolita, sembrava un enorme baccello, molto diversa dalla nave danese da cui si era calato, quella poteva ancora ricordare le navi marittime, questa invece era fatta di un legno verde scuro e lucido che poteva ricordare la pelle di un rettile.
Non si vedevano aperture, né eliche o apparati di navigazione, bussò con il lato a martello della picca che portava alla cintura, “non si sa mai” pensò, “d’altronde non sono qui per rubargli la gioielleria”.
Segnalò alla Najaden con la propria torcia, il codice per “finora tutto bene”, risposero per conferma. Era dunque il caso di calarsi di sotto, voleva evitare di farlo lungo i due grossi polmoni di elio che permettevano alla navetta di sospendersi per aria, fissò un gancio all’estremità della superficie legnosa, e da lì iniziò a calarsi per osservare

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