Quando ero ragazzino sono sempre stato un totale fan di certi romanzi per ragazzi, e voi direte “ebbeh”, non è così scontato insomma, specie ora che l’immaginario è monopolizzato da romanzi così unilaterali e globalizzati come Harry Potter, il problema non è neanche quanto sia un buon o brutto romanzo, il fatto è che ce n’è uno solo ad occupare tutto lo spazio invece di una pletora di mediocri/discreti/eccelsi romanzi caratterizzati dalle sfumature del possibile.
Sono stato fortunato ad essere ragazzino immediatamente prima del successo di HP, perché sicuramente ne sarei stato un fan, ha tutte le caratteristiche che lo rendono un romanzo di successo e forse la caratteristica peggiore è quella che l’ha reso un romanzo di successo estremo, la totale, narcisistica focalizzazione sul protagonista che caratterizza i primi libri. Certo poi è stato corretto il tiro e non si fa che dire “eh ma poi ha corretto il tiro”, ma intanto il “danno” è fatto.
La “predestinazione del sangue” è un elemento mitologico corrosivo che raramente i romanzi per ragazzi introducono, spesso è l’esatto opposto: “io non sono che un ragazzino eppure sento qualcosa che non ho il coraggio di esprimere, inseguire”, la cortocircuitazione verso “ma in realtà sono un predestinato” è un escamotage narrativo tanto facile quanto pericoloso, specie se ad essere predestinato è solo uno, perché distorce l’unicità che ogni individuo sente legittimamente ma che si può solo affrontare nel rapporto con gli altri, e non è data da qualche rigurgitato eroe “solare”.
I romanzi per ragazzi se hanno una caratteristica comune è proprio quella della condivisione, dello spostamento del fuoco da sé verso l’avventura condivisa e l’essere insieme, viene in mente “Sopra il cielo sotto la terra”, “Tom Sawyer”, “agata e pietra nera”, “I ragazzi della via pal”, “la guerra dei sassi”, “pel di carota”, “Le avventure di Endill Swift”, “La storia infinita”.
Alcuni fra questi sono romanzi di avventura, molto semplici ed “infantili” (e non lo dico per spregio, ci sta), altri sono brutali e non fanno sconti, i ragazzini vengono trattati come adulti, al punto che la definizione “romanzo per ragazzi” è forse solo attribuibile per consuetudine o perché i protagonisti sono molto giovani, ma su tutto il resto beh, pel di carota mi ha lasciato delle cicatrici, così come “I ragazzi della via Pal”, “Tom sawyer” mi ha dato sensazioni vividissime, tutt’ora la sensazione di “stare sotto un albero d’estate a piedi nudi” è associata a quel libro e non alla mia reale esperienza, e sì sotto un albero d’estate a piedi nudi ci sono stato più volte.
Questa monopolizzazione dell’immaginario che portano con se è intossicante, così come la monopolizzazione di certi temi/atmosfere, che valgono solo se le affronta il Tim Burton di turno e non se le affronta qualcun altro, come se certe sensazioni e certi spunti siano prerogativa di certi autori e non ci sentiamo più autorizzati a vederli dove e come ci pare, si deve pagare tributo e passare per strade ben segnate e non attraverso “qualcosa di totalmente diverso”.
Anche questo è impoverimento culturale, se ne vedono i segni anche in ambiti apparentemente lontani come la teoria politica, la scienza e la tecnica.
Ci si abitua a pensare che la forma di certe cosa sia quella e basta, e questo condizionamento può radicarsi in maniera più profonda di quanto immaginiamo.
Uno degli unici antidoti è la varietà culturale, la biodiversità umana, che ci può difendere dai virus del pensiero, che ci fanno ammalare di malattie simili che non portano con sé guarigioni “differenzianti”.
Ma perché sto scrivendo questa cosa anche se mi sono dichiarato “immune”? Forse perché non ne sono così immune, mi sto ponendo la domanda ultimamente ed in termini molto generali, vista la tendenza farsesca che ha la storia a ripetersi.
Che cosa è il “totalmente diverso”? Come si fa a deragliare dalla ferrata per porsi anche solo di fronte alla strada accidentata del totalmente diverso?
Posto così sembra chissà quale problema intellettuale, ma ho come l’impressione che non ci sia alcun bisogno di progettare intellettualmente il deragliamento, quasi fossimo piccoli anarchici di noi stessi.
Credo sia sia sufficiente lasciare che l’humus di quelle vecchie esperienza cominci a dare i suoi germogli lasciandoli sviluppare così come vengono.
Sto lentamente lentamente scrivendo narrativa, era qualcosa che avevo difficoltà enormi a fare ma volevo realizzare da tempi immemori, procrastinando il momento di confrontarmi con qualcosa che avevo messo così tanto in alto da non poterlo più toccare.

Lascia un commento